Stanotte ho fatto un sogno strano. Aggiungere tale aggettivo è ridondante perchè si sa che se io sogno qualcosa, allora è strano di sicuro, ma non tutti mi conoscono di persona, quindi siamo chiari (ecco, son razzista anche senza volerlo. Ma questa parentesi la capiranno in pochi)
Quindi. C'ero io che stavo tornando a casa, sera tardi, pochi lampioni qua e là che bagnavano la strada di luce stantia e opaca. Sapevo di essere in un film. No, non sognavo di essere un attore, sognavo, sapevo, di essere un personaggio inventato e che la mia vita dipendeva da quel che avrebbe deciso lo sceneggiatore. Non cedevo alla pazzia per due motivi: sapevo di poter conservare nella vicenda un piccolo ma fondamentale accenno di libero arbitrio, e conoscevo la trama del film. O meglio, sapevo che c'era un killer in giro che ammazzava la gente. Chi ero io? Ero il protagonista? Ero il poliziotto che dava la caccia al mostro? Magari ero il killer. O ero la spalla che sarebbe morta alla prima scena? Non ricordo molti particolari (a differenza di stamattina quando raccontai il tutto a Paris. Dovrei chiedergli cosa gli ho detto). Quel che ricordo è che avevo una paura fottuta di morire.
Quando sogno qualcosa, spesso mi immedesimo nel contesto fino a sprofondare completamente nella realtà che mi si crea in testa.
Ho sognato di essere padre e di avere un forte istinto paterno (sarei un padre molto apprensivo), ho sognato di sposare il fantasma irrequieto di una bambina di 12 anni morta il giorno del suo matrimonio con il signorotto della contea, ho sognato di essere innamorato perso di mia moglie (ed era amore vero! Me lo sentivo troppo addosso. Non parlo della fantasmina, era un'altra), e dulcis in fundo ho sognato di perdere la memoria e di provare un'angoscia infinita nel non ricordare nemmeno il mio nome.
Praticamente è come se avessi vissuto davvero quelle esperienze, tanto erano reali e tanto sono rimaste così forti quelle sensazioni nei miei ricordi.
Forse il mio subconscio, rassegnato di fronte alla mia frocitudine, sta cercando di farmi provare quelle esperienze che sa che non vivrò mai in prima persona. Anche se, non so come faccia a sapere che non sarò mai ucciso da un serial killer ( o che non sarò mai un serial killer).
Magari sono strollico, come mia zia, quella che legge le carte. In effetti io posso già vedere il futuro: un futuro senza figli che possano riempirti la vita, senza una famiglia che possa dargli un senso, senza un compagno che possa fartela godere.
Ma ora, adesso? Ora non va poi così male. Il presente è (im)perfetto così com'è, ho molto di quello che un gay di 26 anni possa desiderare. Beh, di quello che potrebbe desiderare un gay italiano di 26 anni, in Italia; ma non mi va ora di mettermi a scrivere critiche sociali.
Che poi, se son fortunato, neanche ci arriverò a 45 anni.
C'è una strana sicurezza nell'essere infelici. E' quasi confortante. Assumersi il rischio di andare avanti: è questo che terrorizza (finale Marvelliano, era dovuto. Non è del tutto in linea col resto, ma l'ho letto oggi ed è sorprendentemente somigliante a >QUESTO).
P.S.: Ennesimo incidente causa Apollonia. Nessun morto, due auto ferite gravi, un ragazzino spaventato più da quel che dovrà dire al babbo una volta tornato a casa che dall'inicidente in sè. Lo so perchè se son strollico, posso benissimo essere pure empatico.
