Me lo ha detto una di quelle persone che fanno parte della mia vita e le cui parole, bene o male, mi colpiscono sempre.
Mi sono creato una ristetta cerchia di "amici del cuore" che adoro e che mi adorano (spero! Oh my gold, l'insicurezza regna sovrana -preparatevi ad una lunga digressione fra parentesi, come mio solito- per cui capita che anche quando si tratta dei miei migliori amici, se per qualche giorno non ci sentiamo comincio a pensare di aver fatto qualcosa di sbagliato. Comincio a pesare tutte le parole degli ultimi tempi, tutte le mancanze che posso aver avuto, le situazioni che posso non aver colto. E poi mi creo dei ricordi falsi nei quali finisco per credere, e prevedo litigi imminenti), e fra loro come ovvio c'è chi è più propenso a capirmi, chi a sostenermi, chi a risollevarmi, chi a stimolarmi.
E la persona che sono diventato, che non mi piace e che è diversa da quella che ero (che non mi piaceva lo stesso, ma ad avercene ora, signora mia...!), ha un bisogno viscerale di essere stimolata, e soprassediamo sulle viscere e sugli stimoli, please, quelli son altri argomenti.
Perchè diciamocelo, ma io, da solo, messo come sto adesso, dò cazzo vado? Andò la sbatto la capoccia? Un tempo avrei potuto fare della mia solitudine la mia forza (ma un tempo era anche una bolla di vetro che attutiva la percezione del mondo esterno, e forse quella è l'unica cosa che non mi manca), adesso, complice la vecchiaia incombente, diviene sempre più la mia paura maggiore, sta superando persino quella di aghi e siringhe (signore e signori, ecco a voi l'unico quasi trentenne al mondo che sviene ogni volta che va a far le analisi del sangue).
Ho troppo bisogno di aver qualcuno sempre vicino, qualcuno su cui contare sempre, qualcuno che mi stimoli continuamente.
E per fortuna, magari meno quotidianamente di quanto vorrei, queste persone ci sono.
Ovviamente il titolo è ironico (ma neanche troppo).
Da soli, siamo una forza. Ma insieme... Insieme siamo inarrestabili (finale Marvelliano, era dovuto)
